Unduetrestella di Paola Noe

Nicola Gobbetto

Bosco

Bosco
  • pannelli di legno intagliati. cerniere in metallo, misure variabili

Spesso, l'eroe o l'eroina della fiaba, vengono a trovarsi in un bosco cupo e selvaggio, ed è qui che comincia la loro reclusione o la loro avventura prende forza motrice. Questo bosco non viene mai descritto nei particolari: è buio, terribile, misterioso, convenzionale ma assai verosimile. Esso rappresenterebbe quelle zone oscure e misteriose della nostra realtà istintuale, nelle quali il nostro Io deve sprofondare per poter iniziare quella fase di crescita e livellamento dell'Es e delle pulsioni istintive e irrazionali che ci legano ancora a una vita incompleta e immatura.

Il rito d'iniziazione avviene sempre proprio nella foresta. È questa la caratteristica costante e immutabile del rito in tutto il mondo. Il bosco, nella fiaba, svolge in linea di massima il ruolo di ostacolo che impedisce il cammino.

È da notare che l'età alla quale i fanciulli venivano sottoposti alla cerimonia di iniziazione non era sempre la stessa ma c'era una tendenza a celebrare questo rito prima che gli adolescenti avessero raggiunta la maturità sessuale:

Quando si giungeva al momento decisivo, in un modo o nell'altro, i bambini venivano portati nella foresta al cospetto di un essere misterioso che incuteva loro paura. […]

Quando i bambini vengono portati nel bosco da qualcuno questo è sempre il padre o il fratello. La madre non può farlo perché il posto nel quale si svolge il rito è vietato alle donne. […] Dobbiamo immaginare che non sempre i bambini erano accompagnati fino al luogo sacro; talvolta venivano lasciati soli e dovevano trovare la capanna da sé. Sappiamo che nella fiaba i bambini sperduti e abbandonati nel bosco si arrampicano […]

Il cammino dell'iniziando era un cammino verso la morte. I neofiti venivano agghindati, dipinti e vestiti in modo particolare, […] abbiamo cioè un quadro di lutto tipico dell'età primitiva.

Da questa descrizione traiamo la convinzione che il rapimento è avvertito da una parte della popolazione, e in particolare dai neofiti, come una sciagura. […] Anche se l'atto viene immaginato come ostile si tratta sempre di un rito voluto dalla comunità. [...] Ma successivamente, quando il rito andò estinguendosi si rese necessario il mutamento dell'opinione pubblica. I benefici acquisiti con l'atto dell'iniziazione risultarono incomprensibili e l'opinione pubblica si vide costretta a mutare e condannare questo rito pauroso. Questo momento è appunto il momento della nascita del soggetto. La fiaba non poteva sorgere fino a che il rito restava qualcosa di vitale.
V. Propp

Nella fiaba, il rapimento dei bambini o l'andare nel bosco è sempre un atto ostile anche se, poi, per colui che è stato scacciato o portato via la situazione si evolve nel migliore dei modi.

Poteva succedere altresì che non fosse il padre a portare i neofiti nel bosco, ma che essi venissero rapiti da esseri paurosi, che altro non erano che uomini mascherati da animali o da uccelli. La paura che suscitavano questi esseri e queste cerimonie che li riguardavano era tanto grande che perdurò a lungo anche dopo l'avvento del cristianesimo e la trasformazione di questi riti. Secondo Webster, «La paura di questi esseri venne usata come mezzo educativo». «Invece di ricorrere a punizioni corporali la madre della tribù Navajo minacciava il bambino disubbidiente preannunciandogli la vendetta delle maschere».

Questa paura e queste minacce sono sopravvissute per secoli e sussistono tuttora.

«A coloro che si chiedono qual è il significato di queste atrocità gli studiosi rispondono che queste azioni dovevano assuefare alla più assoluta obbedienza nei confronti degli anziani, che con questa cerimonia venivano forgiati i futuri guerrieri, ecc.» (V.Propp)

Inoltre, le minacce e le percosse subite dagli iniziati, servivano anche a far perdere la ragione e a giungere in uno stato di morte apparente, da cui poi essi rinascevano a nuova vita. Ecco perché le fiabe assumono anche il valore simbolico di un viaggio nel regno della morte